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Gestione di crediti deteriorati per le Banche Less Significant

Le Linee Guida della Banca d’Italia in materia di gestione di crediti deteriorati per le Banche Less Significant – Lo scenario prevedibile.

Sulla scorta ed in continuità con quanto fatto dalla BCE in relazione alle problematiche operative e strategiche della gestione dei crediti deteriorati per le Banche SI (c.d. “ Significant ”), Banca d’Italia ha di recente posto in consultazione le Linee guida (“Linee Guida”) in medesima materia per le Banche LSI (c.d. “Less Significant ”), rimaste nell’alveo della vigilanza nazionale.

L’intento dichiarato degli Organi di Vigilanza, è quello di sensibilizzare gli Istituti Finanziari verso condotte più prudenti.

In tale contesto, quello che viene richiesto alle Banche LSI è un comportamento proattivo teso alla classificazione, valutazione e gestione delle posizioni deteriorate con l’obiettivo di ottimizzare la gestione degli NPL – massimizzandone i recuperi – da definirsi sulla base delle
capacità specifiche della singola banca e della peculiare composizione del portafoglio deteriorato.

Nonostante il tenore non precettivo delle Linee Guida, la portata delle stesse non è di poco conto, ed anzi sufficientemente invasiva, dal momento che gli Istituti Finanziari sono invitati a valutare la sostanziale rispondenza del proprio assetto alle raccomandazioni e, ove
necessario, ad adottare opportune misure per recepirle. Le Linee Guida, infatti, coinvolgono anche l’assetto organizzativo prevedendo, tra l’altro, la formazione di specifici presidi organizzativi ed il mantenimento di una base dati adeguata e costantemente aggiornata.

Ogni discostamento da parte delle Banche dovrà essere motivato su richiesta dell’Autorità di vigilanza, cui è riservata la facoltà di chiedere alle Banche con elevati livelli di NPL i piani operativi e i relativi aggiornamenti annuali, dei quali valuterà l’adeguatezza tenendo in debito
conto i corrispondenti livelli di rettifiche di valore complessive.

Diventa quindi di fondamentale importanza per gli stakeholder del sistema avere un quadro chiaro dei nuovi scenari.

Il tema centrale sono dunque i “Crediti deteriorati” – NPLs nella più inflazionata accezione anglosassone – cui sono riconducibili tutte quelle attività finanziarie la cui riscossione, da parte delle banche, è diventata incerta, e sono generalmente il risultato di una situazione
economica avversa, ma spesso anche di una inefficiente fase di valutazione del creditore. Vi rientrano:
(i) le “sofferenze” cioè le esposizioni nei confronti di soggetti in stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili;
(ii) le “inadempienze probabili” cioè le esposizioni relative a debitori che, su giudizio della banca, è improbabile che adempiano integralmente alle proprie obbligazioni senza l’escussione delle garanzie; l’individuazione di tali tipologie di crediti andrà effettuata a prescindere dalla presenza o meno di importi o rate scaduti e non pagati o di sintomi espliciti di anomalia;
(iiI) le esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate, ossia esposizioni, diverse da quelle classificate tra le sofferenze o le inadempienze probabili, che sono scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni e superano una prefissata soglia di materialità.

L’individuazione e classificazione dei crediti deteriorati è probabilmente il segmento più delicato del piano strategico di gestione degli stessi.

La scelta inerente la classificazione dei crediti ha anzitutto impatto immediato nei bilanci delle Banche determinando una diversa misura dell’assorbimento di capitale in termini di accantonamento.

Allo stesso tempo la classificazione dei crediti cammina di pari passo con la gestione concreta degli stessi, e ciò è tanto vero che a ben vedere l’invito di Banca d’Italia a classificare i crediti deteriorati è fatto proprio in ottica gestoria. Le Linee Guida, infatti, distinguono i NPLs in:
(i) crediti che presentano i primi segnali di anomalia,
(ii) posizioni deteriorate che possono essere gestite tramite ristrutturazioni,
(ii) posizioni da gestire in ottica liquidatoria,
(iii) posizioni le cui garanzie possono essere escusse in ottica di recupero.

La corretta distinzione tra le diverse fasi di vita di una esposizione creditizia anomala diviene quindi essenziale per la definizione di adeguati assetti organizzativi. In particolare, le Banche, a mezzo dell’Organo di supervisione strategica, dovranno predisporre piani operativi di gestione dei NPLs di breve e medio/lungo periodo, definendo gli obiettivi di chiusura delle posizioni e le connesse azioni da intraprendere (tra cui l’affidamento di posizioni o portafogli a gestori esterni specializzati). Tale attività passa necessariamente da solide valutazioni quantitative e da una precisa analisi costi benefici tra le diverse azioni adottabili.

Allo stesso Organo è affidato il compito di monitorare la strategia ed il piano operativo assicurando, tra l’altro, che le posizioni deteriorate siano gestite in maniera tempestiva e appropriata, e verificando che l’assetto organizzativo prescelto limiti i margini di discrezionalità gestionale dei soggetti coinvolti nella classificazione, valutazione e gestione degli NPL in presenza di conflitti di interesse.

Questa sembra essere la chiave di lettura delle raccomandazioni contenute nelle Linee Guida, ove è richiesto in modo esplicito che le Banche LSI adottino criteri, presidi e procedure per allocare la gestione dei NPL ad opportuni centri di responsabilità, con chiara assegnazione degli obiettivi e sempre tenendo conto della specifica fase di vita del credito.

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La Vigilanza si attende che le banche adottino una politica consapevole e attiva di gestione dei crediti deteriorati al fine di una riduzione significativa degli NPL, pur non richiedendo una riduzione indiscriminata e immediata degli stessi, e il tenore delle raccomandazioni contenute nelle Linee Guida non sembra, allo stato, lasciare spazio a troppi sconti.

Milano, 15 gennaio 2018.
Avv. Alessia Monizzi